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L'Europa spaventata dai conquistatori russi

14.02.2006
 
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D'altro canto, le stesse istituzioni russe gia' da tempo osservano le bricconate dei "conquistatori" nazionali senza la tenerezza di un tempo. Alcuni giorni fa, il ministro delle finanze russo Gherman Gref, dopo aver modificato la propria abitudinale maniera liberale-tranquilla, ha fatto capire che i propri primi posti nel rating tra le persone piu' ricche, i businessmen russi li devono alla pratica delle

"incorporazioni di carattere non amichevoli". In una societa' decente per cose simile "ti spaccano la faccia".

Nel corso della riunione tenutasi venerdi' scorso relativa alla capacita' concorrenziale ed imprenditoria, organizzata dal governo russo, Gref ha notato che nel 2005 in Russia si osservava l'ennesima ondata di conflitti di carattere corporativo. Solo per cio' che riguarda conflitti pubblici, secondo le sue parole, hanno preso parte piu' di 100 compagnie. Nella sola Mosca sono stati registrati 117 casi di conquiste con la forza. Tanto piu' che i conquistatori, malgrado le proprie public relations non sempre si rivelano proprietari piu' effettivi. "Invece di trovarsi in qualche posto al fresco, li troviamo nelle alte graduatorie della rivista Forbes" - ha dichiarato il ministro.

Tuttavia, se in Russia il problema dei raids lo si puo' parzialmente risolvere grazie ad un irrigidimento della legislazione e ad azioni "di piazza pulita", andare ad incidere sul comportamento dei russi all'estero non sempre e' possibile. In questo contesto, chi ci rimette, e non poco, dalle azioni sconsiderate dei rappresentanti del business nazionale all'estero, e' l'immagine della Russia. Gli esperti occidentali propongono gia' di far calare "la cortina di ferro" sul capitale russo - un qualcosa simile ad un boicottaggio ai progetti misti con partecipazione straniera.

"Ben presto, le aziende russe dotate di capitale intenderanno sfondare qui da noi in occidente. Allora, alle nostre compagnie tocchera' perlomeno riflettere per bene su a a chi permettere di avere una quota nel pacchetto azionario della propria impresa", - sostiene l'esperto Raffalskji della Goetzpartners.

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