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Omicidio Litvinenko: la stampa russa assolve Putin

26.11.2006
 
Omicidio Litvinenko: la stampa russa assolve Putin

"Non intendo commentare ora la morte di Aleksander Litvinenko, parlerò la settimana prossima": al telefono con il quotidiano russo 'Komsomolskaia Pravda' il magnate in esilio Boris Berezovski, amico dell'ex colonnello del Kgb morto avvelenato a Londra, è categorico.

Molti quotidiani moscoviti però suggeriscono che sarebbe lui il più avvantaggiato dalla morte di un collaboratore divenuto peraltro inutile e forse scomodo, mentre il presidente Vladimir Putin, che la stessa vittima ha accusato come mandante dell'omicidio, viene assolto dalla maggioranza dei commentatori.

Fa presa sulle pagine dei giornali russi la dichiarazione fatta ieri dal consigliere presidenziale per gli affari europei Serghei Iastrzhembski, secondo il quale "ci sono coincidenze inquietanti fra le morti di persone che criticavano il potere in Russia e gli avvenimenti internazionali ai quali Putin è invitato a partecipare.

L'impressione è che ci si trovi davanti a una campagna bene orchestrata, o a un piano per screditare Mosca e la sua leadership". Iastrzhembski ha ricordato l'uccisione il 7 ottobre della giornalista Anna Politkovskaia, proprio il giorno del compleanno del leader del Cremlino e alla vigilia di un suo importante viaggio in Germania; la morte dell'immigrato illegale Tengiz Togonidzhe, che era fra i deportati della 'guerra fredda' con Tbilisi, mentre il presidente era in partenza per il vertice informale dell'Ue a Lahti, in Findlandia; il drammatico decesso di Litvinenko in coincidenza con un cruciale incontro sull'energia fra Putin e l'Unione europea.

La tesi è sposata in pieno da 'Komsomolskaia Pravda', e ulteriormente elaborata dal giornale del governo 'Rossijskaia Gazeta', che analizza l'eterna domanda del 'cui prodest'. Arrivando alla conclusione che quella morte ruota comunque attorno a Berezovski, o perché ne è il maggiore beneficiario - avalla le sue critiche alla deriva autoritaria e passatista del Cremlino - o perché alcuni gruppi criminali hanno voluto vendicarsi del tycoon. Per Nikolai Kovaliov, ex capo del Fsb (i servizi segreti russi) interpellato da Kommersant, "c'é la calligrafia di Berezovski" nel delitto: "Sono certo che nessun servizio di intelligence abbia a che vedere con questa vicenda. E' opera di nemici personali del presidente russo, per metterlo sotto scacco".

Il giornale interpella anche altri personaggi di opinione ben diversa: da Andrei Kozyrev, ministro degli esteri all'epoca di Boris Ieltsin, che chiede a Iastrzhembski di "rivelare cosa sa del presunto complotto"; all'attivista Aleksander Osovzov, del Fronte unito civile, per il quale il mandante è "Putin e nessun altro"; alla deputata liberale Irina Kakamada, che vede "due possibili regie: una che vuole sostenere Putin, una che vuole abbatterlo".

Quest'ultima tesi é fatta propria da un esperto straniero consultato dal quotidiano, l'ex capo del consiglio per lo spionaggio della Cia americana Fritz Hermart: "potrebbe trattarsi di una lotta interna fra vari gruppi del Cremlino, gli uni pronti allo scontro con l'Occidente, gli altri propensi alla mediazione".

L'analista statunitense identifica i 'falchi' nell'entourage di Igor Siecin, vicecapo dell'amministrazione presidenziale. Vladimir Ryzhkov, deputato liberale indipendente, lega l'uccisione di Litvinenko a quella di Poitkovskaia, affermando che dietro "c'é la stessa mano".

Evgheni Iasin, ex ministro dell'economia del periodo ieltsiniano, liquida la tesi del complotto contro il Cremlino con una secca battuta: "Non c'é alcun bisogno di screditare la leadership russa, lo fa già per conto suo". Infine c'é una minoranza che parla di servizi deviati: la radio Eco di Mosca non esclude la possibilità che dietro alla morte dell'ex colonnello del Kgb vi siano semplicemente gli antichi colleghi adirati contro il 'traditore', che avrebbero deciso di agire di propria iniziativa.


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