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Russia

Gorbaciov ricorda i giorni del golpe

26.06.2006
 
Gorbaciov ricorda i giorni del golpe

- Mihail Sergheevic, se Lei oggi, essendo al corrente di tutto cio' che e' successo 15 anni fa, avesse la possibilita' di tornare indietro nel tempo a quei giorni, come si comporterebbe, quali azioni intraprenderebbe?

- Questa e' una domanda che mi sono posto per tutti questi anni. Da parte mia non mi pare di aver commesso qualche errore. I golpisti subirono la loro prima sconfitta il 18 agosto, quando vennero da me a Foros e io li mandai a quel paese. Fingendo di essere preoccupati per la situazione nel paese, mi dissero: "Lei ha fatto cosi' tanto in questi anni, si riposi che a mettere le cose a posto ci pensiamo noi. Trasmetta solo i pieni poteri a Janaev".

Io naturalmente rifiutai e allora uno di loro, Varennikov, mi propose di rassegnare le dimissioni, cosa che altresi' rifiutai di fare ricoprendoli di parolacce e dicendo che per loro sarebbe stata la fine. Ma nonostante tutto strinsi la mano a tutti loro nel momento in cui decisero di andarsene e diedi loro l'incarico di convocare immediatamene il congresso. Invece di agire secondo le mie indicazioni, loro aggiusero un ulteriore anello di accerchiamento a Foros, un reparto di militari di frontiera. Inoltre, rafforzarono il controllo dell'aereoporto in modo tale che nessun aereo avrebbe potuto atterrare.

- Lei considera Medvedev un traditore?

- Si, il piu' perfido, al pari di Plehanov, il capo delle guardie del corpo del presidente. Senza la mia autorizzazione nessuno poteva entrare in diretto contatto con me, ma lui li ha fatti passare lo stesso. E io ho subito pensato: chi e' questa gente, chi li ha mandati qui? E loro hanno iniziato subito a disattivare tutti i telefoni, compreso quello di color rosso, quello strategico; solo allora ho capito che si trattava di una cosa seria. Sono uscito dal mio ufficio per andare direttamente da Raissa Maksimovna per raccontarle cio' che stava accadendo, aggiungendo che avremmo potuto rimetterci la vita.

- Lei crede che cio' sarebbe stato possibile?

- Io conosco bene la storia, in paricolare la nostra. Spesso i giornalisti mi chiedono come mai non mi sono ribellato.

- E a noi lo puo' dire?

- I cospiratori contavano proprio su questo tipo di reazione da parte mia per farmi fuori. Ma non si tratta solo di questo. Davvero io, in qualita' di presidente dell'Unione Sovietica, avrei dovuto abbassarmi a tanto?

- In ogni caso avrebbe potuto agire in qualita' di comandante in capo dell'esercito...

- No, non avrei potuto. Tutto era stato organizzato in perfetto stile leninista. Quando i golpisti vengono definiti gente stupida, sappiate che non e' affatto cosi'. Al contrario, si tratta di gente decisamente intelligente, che non desiderava altro che mantenere il potere. E per il fatto che mi ero rifiutato di collaborare con loro, si sono demoralizzati iniziando a bere. Da parte mia posso solo dire che si e' trattato proprio di un golpe ubriaco in tutti i sensi.

- Lei non aveva paura?

- No. Certamente in tutti quei giorni ero teso ma allo stesso tempo freddo. Fu mia moglie a cadere nel panico, mi voleva nascondere, aveva paura che mi avrebbero reso invalido per poi far vedere a tutto il mondo che ero effettivamente malato. Pavolv ad esempio aveva gia' iniziato a dire che io ero coricato a letto, incapace di intendere e volere. E lo sappiamo tutti che per conciare una qualsiasi persona in uno stato simile e' sufficente una semplice iniezione.

- Lei ritiene che sarebbe stato possibile prevenire il golpe?

- Certamente. Sarebbe stato sufficente riformare a suo tempo il partito e l'Unione Sovietica. Per quanto ne dicano i golpisti la vecchia URSS era finita. Saro' certamente colpevole anch'io ma non del crollo dell'Unione Sovietica. In questo la colpa e' dei golpisti, della dirigenza del partito comunista e della squadra di Yeltsin, il quale ha fatto veramente la figura dell'eroe guidando l'opposizione per poi usare i dividendi ricevuti esclusivamente nel suo interesse personale. E tutti hanno visto che fine ha fatto poi la Russia.

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