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Russia

Gli orrori del nonnismo nell'esercito russo

19.07.2006
 
Pagine: 12
Gli orrori del nonnismo nell'esercito russo

Il diciannovenne Radik Habirov venne arruolato un anno fa dopo essere stato dichiarato idoneo al servizio di leva. Ma alcuni giorni fa, il padre del ragazzo ha riportato a casa il proprio figlio dalla caserma dove era in servizio in stato di coma e dal peso di 28 chili. E la cosa piu' terribile e' che ne' i medici militari ne' gli stessi comandanti non hanno saputo o voluto spiegare al padre del soldato cosa sia effettivamente successo a suo figlio. Dal racconto di Saitgarai Habirov, il padre del ragazzo, si apprende che in seguito alla visita medica Rakid era risultato abile ed arruolato, cosa per niente sorprendente, dal momento che il ragazzo sin dall'infanzia amava praticare diversi tipi di sport. Una volta congedatosi dall'esercito, Rakid era intenzionato a trovarsi un lavoro e a frequentare un corso serale presso un istituto tecnico della citta' di Kazan.

L'ultima lettera scritta da Rakid fu ricevuta dal padre verso la fine dello scorso novembre, nella quale il ragazzo scriveva di avere appena terminato il corso d'addestramento nella citta' di Saratov e che, dopo essere stato promosso caporalmaggiore, il 20 novembre sarebbe stato trasferito in una caserma di Tozk per il prosieguo del servizio di leva. A proposito del suo stato di salute Rakid non si lamentava, a differenza dell'inverno, che l'anno scorso in quella zona e' stato decisamente rigido. "Dopo un mese dal ricevimento della sua ultima lettera, mi hanno comunicato che in data 27 novembre mio figlio ha lasciato il reparto di sua volonta', - racconta il padre del ragazzo. - Sono venuti a casa nostra due ispettori della caserma in cui Rakid era di servizio per accertarsi che mio figlio non si trovasse in casa, dopodiche', il 28 febbraio abbiamo ricevuto un telegramma che ci annunciava che Rakid si trovava all'ospedale in stato di coma".

Quando il padre, dopo un periodo di lontananza durato sei mesi ha rivisto il proprio figlio, e' scoppiato in lacrime. Davanti ai suoi occhi, sul lettino d'ospedale, giaceva uno scheletro ricoperto solo dalla pelle. Prima uno spettacolo simile il padre del ragazzo l'aveva visto solo in televisione in occasione della proiezione dei documentari sui campi di sterminio nazisti. Rakid non aveva nemmeno la forza di respirare autonomamente ed i suoi polmoni funzionavano solamente grazie alla ventilazione artificiale.

Gli orrori del nonnismo nell'esercito russo
Al padre, in stato di shock alla vista del proprio figlio in una condizione simile, e' stato raccontato che Rakid era tornato al reparto il 20 dicembre e subito ricoverato nella clinica psichiatrica dell'ospedale all'interno della caserma con la diagnosi: "disturbo di adattamento causato dalla personalita' troppo accentuata" alla quale ne vennero successivamente aggiunte altre due - "pneumania bilaterale" e "infezione di tipo cancrenale". Ed inoltre, il padre e' venuto a sapere che Rakid, il 22 gennaio, aveva tentato di suicidarsi impiccandosi, salvato all'ultimo da alcuni commilitoni accortisi delle sue intenzioni.

- Perche' non mi hanno comunicato subito che mio figlio aveva lasciato la caserma o, perlomeno, che era finito all'ospedale? - si chiede il padre che continua a chiedersi: - Perche' gli ufficiali non hanno voluto far luce sul dove ed il perche' mio figlio era scomparso dalla circolazione per tre settimane? Sono sicuro che dietro a tutto questa storia ci sono atti barbari di nonnismo, e che l'hanno tenuto nascosto apposta per tutto questo tempo affinche' gli sparissero tutti i lividi dal corpo", sostiene il padre dello sfortunato soldato.

Il signor Habirov inoltre, non crede affatto alle diagnosi che sono state stilate nei confronti del figlio, soprattutto perche' i medici militari sostengono che Radik si sia ammalato durante il periodo di addestramento che dura in tutto un mese, mentre sul documento rilasciato a Radik al termine di questo periodo c'e' timbro con su scritto: "sano". Ma all'epoca il padre di Radik non aveva nemmeno il tempo necessario per occuparsi di chiedere spiegazioni ai comandanti del reparto, dal momento che non si staccava letteralmente dal letto del figlio, nutrendolo e prendendo le analisi, come gli avevavo insegnato le infermiere. E in piu' gli parlava in continuazione, anche se non si puo' stabilire se Radik, in stato di coma, fosse in grado di sentirne la voce. Va detto che nel giro di un paio di mesi, le condizioni di Radik sono leggermente migliorate e, come hanno affermato al padre i medici militari, il ragazzo, sebbene non guarito completamente, non aveva piu' bisogno di cure di tipo stazionarie. In poche parole, cio' sta a significare semplicemente che i medici militari in questo modo hanno deciso di scaricare sulle spalle del padre incredulo la responsabilita' della guarigione del figlio che nonostante il leggero miglioramento, continuava ad essere in coma. A dire il vero, i militari hanno provveduto al trasporto fino a Kazan gratuitamente, cosiccome hanno garantito la presenza di personale medico durante il trasporto affinche' il povero ragazzo non morisse per strada.

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