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Russia

Intervista a Rinat Dasaev, l'indimenticato portiere della nazionale sovietica

18.09.2006
 
Pagine: 12
Intervista a Rinat Dasaev, l'indimenticato portiere della nazionale sovietica

- Rinat, ci spieghi come mai ha rinunciato alla proposta di fare l'allenatore dei portieri della nazionale russa guidata attualmente dal nuovo selezionatore, l'olandese Guus Hiddink.

- A questo proposito devo dire innanzitutto che la proposta fattami dalla Federcalcio russa mi ha fatto ovviamente molto piacere e dopo averla ricevuta mi sono preso una pausa di qualche giorno per pensarci su e pesare tutti i pro e contro. L'ostacolo principale tra me e la Federcalcio e' stato rappresentato dal fatto che personalmente sarei stato d'accordo nell'allenare solamente i portieri della nazionale maggiore, mentre da parte sua il presidente Mutko voleva che io allenassi anche quelli delle Under 21, 18 e 16. Per cui sono giunto alla conclusione che per me sarebbe stato praticamente irreale conciliare una responsabilita' ed un carico simile con la scuola di calcio che ho aperto a Mosca meno di un anno fa e che dirigo personalmente.

- Lei ha vissuto in Spagna dieci anni. Adesso non ha nostalgia dei Pirenei?

- In Spagna ci vado tutti gli anni: mia moglie e' spagnola, la' abbiamo un appartamento e tutti i parenti, per cui la Spagna rappresenta la mia seconda patria. Le mie due figlie che ho avuto dal primo matrimonio (Dasaev divorzio' dalla prima moglie) vivono a Saragozza e io telefono loro regolarmente. Nella mia famiglia attuale di figli ne ho tre, un maschio di nome Miguel e due bambine, Beatrisa e Alia.

- Si dice che all'inizio gli affari in Spagna andassero bene, ma poi cos'e' successo?

- In due parole ho fatto fallimento. Avevo aperto un negozio di articoli sportivi che all'inizio andava decisamente bene ma che poi col tempo sono stato costretto a chiudere. Dopo questa esperienza ho definitivamente capito di non essere portato per gli affari e adesso a queste cose non ci penso nemmeno. La mia vita e' il calcio.

- Rinat, tra i pali dello Spartak e della nazionale sovietica lei ha disputato piu' di 400 partite. Quali sono quelle che non dimentichera' mai?

- E' difficile dirlo dal momento che sono effettivamente tante. Cosi', a bruciapelo, mi viene in mente il mio esordio in campionato con lo Spartak, perche' sinceramente non dimentichero' mai come mi tremavano le gambe quel giorno.

- E le sfide contro la Dinamo Kiev?

- Beh, queste partite erano veramente fuori dall'ordinario: le sfide tra Spartak e Dinamo erano un qualcosa di fantastico. Per noi qualsiasi partita contro di loro era come se fosse l'ultima della vita e quando vincevamo era come se avessimo vinto la coppa del mondo. Mi ricordo che nel 1979, dopo aver battuto la Dinamo Kiev, facemmo festa un mese intero. Ma ne valeva la pena: quell'anno abbiamo vinto il campionato battendo la Dinamo sia a Mosca che a Kiev.

- Dopo il passaggio al Siviglia la sua carriera in nazionale e' praticamente finita; s'e' offeso nei confronti del tecnico di allora, il famoso "colonnello" Lobanovskij?

- Assolutamente no, sebbene mi preparassi intensamente al Mondiale del 90' conscio del fatto che sarebbe stato l'ultimo della mia carriera. Ma quasi alla vigilia sono venuto a sapere che Lobanovskij decise di non portarmi in Italia, anche se poi alla fine ci sono andato lo stesso pur giocando una sola partita contro la Romania. Con Lobanovskij non ho litigato, ne' tantomeno ho cercato di far valere eventuali pretese. Semplicemente abbiamo smesso di comunicare e la cosa e' andata avanti anche al mio ritorno dalla Spagna dieci anni dopo. Ma credo che se adesso Lobanovskij fosse ancora in vita, i nostri rapporti si sarebbero normalizzati. In fondo siamo stati assieme in nazionale per ben sette anni.

- Alcuni addetti ai lavori sostengono che Lobanovskij non aveva piu' fiducia nei calciatori sovietici emigrati all'estero.

- Parole sante! E questa non e' una cosa che ha riguardato solo me. La stessa sorte e' toccata ad esempio a Zavarov, Aleinikov e Khidiatullin, tutti e tre andati a giocare all'estero. La mia opinione a proposito e' che Lobanovskij capisse perfettamente che ci allenavamo in un modo diverso e di conseguenza anche la nostra personale concezione del calcio cambiava. E probabilmente per questo motivo decise di basarsi sui calciatori che aveva continuamente sott'occhio alla Dinamo Kiev ed in altre squadre sovietiche.

- Tra gli attuali portieri russi chi considera il suo erede?

- In Russia attualmente ci sono tre grandi portieri: Ovcinnikov, Akinfeev e Malafeev. Gli ultimi due sono giovani e hanno un grande futuro. Teoricamente sono entrambi in grado di far meglio di quanto abbia fatto io.

- Lei ritiene che il ruolo del portiere negli ultimi anni sia cambiato di molto?

- Cosa del tutto naturale e logica. Ad esempio a favore dello spettacolo sono state apportate sostanziali modifiche per cio' che riguarda l'aereodinamica dei palloni, che adesso vola piu' velocemente di prima rendendo piu' pericolosi i tiri da lontano. E poi ci sono alcune tendenze che faccio fatica a capire. Ad esempio i portieri di adesso escono molto piu' raramente che ai miei tempi e sempre piu' raramente effettuano il rinvio con le braccia. Pensare che ai tempi dello Spartak, l'allenatore Beskov insisteva col fatto che un portiere, con un rinvio con le braccia veloce e preciso, era in grado di organizzare unpericoloso contropiede a favore della sua squadra.

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