- Rinat, ci spieghi come mai ha rinunciato alla proposta di fare l'allenatore dei portieri della nazionale russa guidata attualmente dal nuovo selezionatore, l'olandese Guus Hiddink.
- A questo proposito devo dire innanzitutto che la proposta fattami dalla Federcalcio russa mi ha fatto ovviamente molto piacere e dopo averla ricevuta mi sono preso una pausa di qualche giorno per pensarci su e pesare tutti i pro e contro. L'ostacolo principale tra me e la Federcalcio e' stato rappresentato dal fatto che personalmente sarei stato d'accordo nell'allenare solamente i portieri della nazionale maggiore, mentre da parte sua il presidente Mutko voleva che io allenassi anche quelli delle Under 21, 18 e 16. Per cui sono giunto alla conclusione che per me sarebbe stato praticamente irreale conciliare una responsabilita' ed un carico simile con la scuola di calcio che ho aperto a Mosca meno di un anno fa e che dirigo personalmente.
- Lei ha vissuto in Spagna dieci anni. Adesso non ha nostalgia dei Pirenei?
- In Spagna ci vado tutti gli anni: mia moglie e' spagnola, la' abbiamo un appartamento e tutti i parenti, per cui la Spagna rappresenta la mia seconda patria. Le mie due figlie che ho avuto dal primo matrimonio (Dasaev divorzio' dalla prima moglie) vivono a Saragozza e io telefono loro regolarmente. Nella mia famiglia attuale di figli ne ho tre, un maschio di nome Miguel e due bambine, Beatrisa e Alia.
- Si dice che all'inizio gli affari in Spagna andassero bene, ma poi cos'e' successo?
- In due parole ho fatto fallimento. Avevo aperto un negozio di articoli sportivi che all'inizio andava decisamente bene ma che poi col tempo sono stato costretto a chiudere. Dopo questa esperienza ho definitivamente capito di non essere portato per gli affari e adesso a queste cose non ci penso nemmeno. La mia vita e' il calcio.
- Rinat, tra i pali dello Spartak e della nazionale sovietica lei ha disputato piu' di 400 partite. Quali sono quelle che non dimentichera' mai?
- E' difficile dirlo dal momento che sono effettivamente tante. Cosi', a bruciapelo, mi viene in mente il mio esordio in campionato con lo Spartak, perche' sinceramente non dimentichero' mai come mi tremavano le gambe quel giorno.