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Russia

L'incubo USA: la risurrezione della Russia

13.11.2006
 
Pagine: 12
L'incubo USA: la risurrezione della Russia

L’asse Russia-Cina ha reagito in modo tangibile nella scaccchiera geostrategica, ed ha approfittato gli strepitosi errori dell’unilateralismo della torturatrice teocrazia bushiana.
Il geopolitologo ed economista Frederick William Engdahl, dagli eccellenti contatti nella cupola tedesca, dopo aver enunciato la “fine dell’era del dollaro”, ha dedicato un’estesa analisi alla “nascita del gigante russo”.

Cita due avvenimenti recenti, che sottolineano il “risorgimento della Russia come grande giocatore del potere globale”: il summit sui temi energetici con il cancelliere tedesco, Angela Merkel, e “l’indirizzamento del gas naturale dell’enorme giacimento Shtokman nel mare di Barents (progetto da 20.000 milioni di dollari); e, una settimana dopo, l’Indonesia che compra 12 moderni sottomarini russi”.

La “nuova Russia recupera la sua influenza mediante movimenti strategici, complementari alla ricchezza energetica (…) Li utilizza abilmente, avvantaggiandosi sulle pazzie strategiche e sugli enormi errori politici di Washington”.

La Cina, colosso economico, “non sarà capace di emergere come vera potenza globale indipendente nella prossima decade, se non risolverà due vulnerabilità strategiche: la crescente dipendenza dalle importazioni energetiche per la propria crescita economica e l’incapacità di stabilire una dissuasione nucleare credibile a fronte di un primo colpo degli Stati Uniti”.

“La Russia dispone di un potenziale dissuasivo nucleare per contrastare il dominio unilaterale statunitense”, ed allo stesso tempo ha costituito un asse con la Cina nel Gruppo di Shanghai.

Engdahl ricorda con ricchezza di dettagli geopolitici tutti i movimenti ostili dei gruppi petroliferi degli USA sotto l’egida del vicepresidente Dick Cheney, il vero potere, con il fine di “disgregare” la Russia ed appropriarsi delle sue vaste risorse energetiche. Però “ironicamente l’aggressiva politica estera di Washington nel periodo del vicepresidente Dick Cheney e del segretario del Pentagono, Donald Rumsfeld, a partire dal 2001 ha di fatto alimentato in Eurasia la combinazione strategica più temuta dai politici realisti, come Henry Kissinger o Zbigniew Brzezinski, e cioè la cooperazione economica e militare di lungo periodo tra due vecchi nemici della guerra fredda: Cina e Russia”.

In termini di “livello di vita, mortalità e prosperità economica, oggi la Russia non rappresenta un potere di classe mondiale. In termini di energia, è un colosso. In termini di superficie territoriale, resta il più grande del mondo. (…) Possiede le maggiori riserve di gas naturale, fonte di energia che attrae gli interessi delle principali potenze globali”. Malgrado “il collasso dell’URSS ed il conseguente deterioramento del settore militare russo, esso è l’unico potere con capacità militare che si avvicina a quello statunitense”.
Egli ritiene che, con il prezzo del barile di petrolio a 60 dollari, (la Russia, ndt) possa iniziare ad estrarre il greggio dalle regioni remote dell’Artico, indicando inoltre, a nostro giudizio, che sia l’Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio sia la Russia lotteranno per conservare il prezzo a questo livello, mentre le transnazionali petrolifere anglosassoni tenteranno di svalutarlo al massimo.

Analizza le tre “corsie” geografiche di esportazione del petrolio e del gas russo che riforniscono l’Europa occidentale, la Cina, il Giappone e l’est asiatico. Evidenzia l’estesa rete di gasdotti appartenenti allo Stato: “probabilmente la più pregiata attività corrente (immobilizzazione) dopo petrolio ed gas.

L'incubo USA: la risurrezione della Russia
Qui si trova il cuore della nuova geopolitica del gas naturale di Putin ed il fuoco del conflitto con le compagnie occidentali di petrolio e gas, così come con l’Unione Europea”.

Engdahl riassume il progetto del gasdotto nordeuropeo che collega i giacimenti russi con la Germania attraverso il Mar Baltico ed evita il passaggio per la Polonia, Lettonia, e Lituania. Oggi, “la Russia è evidentemente il principale rifornitore di gas naturale della Germania”, terza potenza geoeconomica globale. I progetti sono a misura del gigantismo russo, ed il suo governo ha annunciato recentemente la costruzione del gasdotto che connette l’est della Siberia con l’Oceano Pacifico, ad un costo di 11.500 milioni di dollari, che rifornirà Cina, Giappone, la penisola coreana e l’est asiatico.

Lo Zar Putin ha messo in riga le voraci e depredatrici transnazionali petrolifere anglosassoni che hanno passato il limite, i cui contratti leonini (non equi, ndt) traballano a Sakhalin I (Exxon-Mobil, il cui avvocato è il texano James Baker III, intimo del nepotismo dinastico dei Bush) e a Sakhalin II (Shell). Putin cerca di recuperare il controllo delle risorse energetiche dilapidate da Yeltsin, e che forma parte della “emergente strategia russa”, che ha anche incorporato la Turchia mediante il gasdotto “corriente azul” (corrente blu, ndt), ad un costo di 3.200 milioni di dollari, che raggiungerà il Mar Nero per rifornire il sud Europa e l’Oriente del Mar Mediterraneo.

In sintesi, “la Russia costruisce nuove alleanze economiche lungo l’Eurasia per la sua prossima collisione con gli Stati Uniti”.

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