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Rientrato in Russia l'ultimo soldato sovietico dopo 20 anni di prigionia in Afghanistan

10.11.2006
 
Rientrato in Russia l'ultimo soldato sovietico dopo 20 anni di prigionia in Afghanistan

Esattamente 20 anni fa, nel corso di acerrimi combattimenti sul passo montano di Salang, in Afghanistan, il soldato semplice Yurij Stepanov fu gravemente ferito e fatto prigioniero dai combattenti afghani, i mujehaddin i quali, una volta ripresosi, lo trasformarono in un vero e proprio schiavo.

Yurij passo' ben 15 anni a preparar da mangiare, lavare la biancheria e a montare e smontare armi dopo averle accuratamente pulite e lucidate. All'epoca i combattenti afghani gli risparmiarono la vita solamente perche' Yurij, come gli stessi mujaheddin, e' di fede musulmana, essendo nato nella repubblica della Bashkiria, e quando in Afghanistan vennero al potere le nuove autorita' che da parte loro cacciarono subito i talebani nelle montagne, i mujaheddin decisero di liberarlo.

Ma all'epoca Yurij non poteva in alcun modo fare rientro in patria in quanto sprovvisto di passaporto, per cui decise di accasarsi in una citta' afghana chiamata Masari-Sharif dove trovo' lavoro come facchino in un negozio alimentare. Successivamente si innamoro' di una ragazza afghana che sposo' e che a distanza di un anno lo fece diventare padre di un bambino.

Successivamente, per puro caso, Yurij venne a sapere che a Kabul era piu' volte giunto il generale russo Ruslan Aushev, capo del comitato per la ricerca dei soldati sovietici prigionieri o dispersi in Afghanistan, al quale decise di scrivere una lettera. Il generale rispose fissando una data per un appuntamento a Kabul, cosa puntualmente avvenuta e a seguito della quale il generale promise a Yurij di interessarsi personalmente della cosa. Ed ecco che ieri Yurij, in compagnia della moglie e del figlio, ha fatto il suo rientro a Mosca.

Temestato di domande da parte dai giornalisti al suo arrivo all'aeroporto moscovita di Sheremetevo, Yurij ha a lungo taciuto, dal momento che ormai, a distanza di 20 anni, fa persin fatica a pronunciarsi in russo. Alla domanda su come ha vissuto questi ultimi 20 anni della sua vita, Yurij si e' visibilmente turbato, come se gli avessero riaperto una ferita non del tutto rimarginata, limitandosi a dire: "Mi torna difficile dirlo. Non ne ho nemmeno voglia".

Pero' i suoi occhi hanno preso immediatamente a brillare quando ha mostrato a tutti i presenti il biglietto del treno che lo condurra' ad Ufa', la sua citta' natale nonche' capitale della repubblica della Bashkiria, dove da 20 anni lo aspetta la sua ormai anziana mamma. Yurij, probabilmente sentendosi in colpa, ha candidamente ammesso di averle scritto "solo due lettere" in 20 anni e chissa' per quale ragione, non ha ricevuto nessuna risposta dall'amata madre. In fondo, niente di terribile: presto l'abbraccera'...

Fonte: Komsomolskaja Pravda

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