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Russia

Falce e martello, addio

08.04.2007
 
Falce e martello, addio

A seguito di una battaglia politica iniziata nel 2005 tra i senatori ed i deputati russi, venerdi' scorso la Duma di stato ha approvato un disegno di legge che prevede l'eliminazione dei due principali simboli dell'epoca sovietica, la falce ed il martello, dalla "Bandiera della Vittoria", issata dai sergenti dell'Armata Rossa Kantaria ed Egorov il 30 aprile del 1945 sul Reichstag di Berlino in segno di vittoria dell'Unione Sovietica sulla Germania al termine della Seconda guerra mondiale.

In precedenza, piu' esattamente il 23 marzo scorso, la camera bassa del parlamento russo aveva approvato il disegno di legge in questione che pero' una settimana dopo, il 30 marzo, era stato respinto dal Consiglio della Federazione.

Venerdi' scorso la Duma ha superato il veto posto dal Consiglio della Federazione, approvando la legge "Sulla Bandiera della Vittoria". Al fine di superare il veto imposto da parte del Consiglio della Federazione, era indispensabile l'approvazione da parte di due terzi del Parlamento russo, cioe' non meno di 300 parlamentari. A favore dell'emendamento si sono pronunciati 332 deputati, con le frazioni del partito liberale e "Russia Unita" in blocco, mentre i contrari sono stati complessivamente 99, rappresentanti di tre frazioni, piu' precisamente i partiti comunista, "Patria" e "Russia Giusta".

Secondo la nuova legge approvata dalla Duma, il vessillo originale, issato dai due sergenti dell'Armata Rossa sul Reichstag, diventera' una reliquia di stato, mentre al suo posto, in occasione di cerimonie solenni di carattere militare quali ad esempio la deposizione della tradizionale corona d'alloro sulla tomba del Milite ignoto o la parata militare del 9 maggio, verranno utilizzate alcune copie, in numero limitato, con una stella a cinque punte di colore bianco al posto di falce e martello.

Infine, secondo la legislazione russa, il nuovo disegno di legge dovra' essere ratificato entro cinque giorni dall'approvazione da parte del presidente russo Vladimir Putin, il quale da parte sua in precedenza si era dichiarato a favore dell'emendamento.

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