Pravda.ru

Russia

Perche' gli USA non hanno attaccato l'Iran?

07.04.2007
 
Perche' gli USA non hanno attaccato l'Iran?

La notizia secondo la quale alle 4 di mattina del 6 aprile gli Stati Uniti avrebbero intrapreso un'operazione militare nei confronti dell'Iran, era apparsa per la prima volta sui mass-media russi il 15 marzo, quando il quotidiano "Argumenty Nedeli", citando fonti anonime vicine all'intelligence russa, pubblico' un articolo relativo ad un massiccio bombardamento aereo che l'aviazione statuntense avrebbe dovuto effettuare per una dozzina d'ore nei confronti dei siti nucleari iraniani.

Successivamente la notizia venne ripresa dapprima dalle principali agenzie di stampa russe per venire poi a sua volta divulgata anche da parte di una serie dai mass-media occidentali, per fare infine la propria comparsa, il 27 marzo, sul sito "Debka", ritenuto vicino ai servizi segreti israeliani. A gettare benzina sul fuoco nel frattempo ci hanno pensato alcuni alti comandanti militari russi confermando a piu' riprese che Mosca era in possesso di informazioni relative ad un imminente attacco americano nei confronti dell'Iran.

Inoltre, in Russia, in questo periodo tutti i canali televisivi statali davano ampia risonanza alla notizia, soprattutto a partire dal 23 marzo scorso, giorno della cattura dei 15 marinai britannici, fatto che gia' di per se' rappresentava un piu' che valido pretesto per dare il via all'operazione militare statunitense.

Ma alla vigilia della preventivata operazione, il 5 aprile, come anche noi abbiamo riportato, un alto funzionario del ministero degli Esteri russo aveva dichiarato che "i nostri contatti con la controparte americana non lasciano intendere che domani gli Stati Uniti attacchino l'Iran". E cosi' e' stato. Ciononostante il giorno successivo, quello originariamente prefissato per l'attacco americano, alcuni alti comandanti militari russi hanno gia' provveduto a fissare un nuovo termine per l'operazione: la seconda meta' di maggio.

Da parte sua, il sito web "Eurasia Daily Monitor", registrato a Washington e che si occupa di analisi geopolitiche riguardanti l'area postsovietica in lingua inglese, sostiene che le voci relative ad un attacco americano nei confornti dell'Iran siano state divulgate appositamente dalla Russia. Non rappresenta di certo un segreto, sostengono i giornalisti del sito americano, il fatto che a Mosca esista una potente lobby segreta composta da alte personalita' ed organizzazioni che si occupano del commercio di armamenti e materiali nucleari.

Ed il cambio di umori al Cremlino che ha portato al rallentamento dei tempi di costruzione della centrale nucleare di Bushehr, cosiccome le sanzioni adottate dall'ONU atte a proibire l'export in Iran di una buona parte di armamenti, sostengono inoltre i giornalisti del sito, ha costretto questa lobby ad emergere seppur parzialmente. E da parte loro, gli alti comandi militari russi hanno dato una mano a creare l'immagine relativa ad un imminente ed inevitabile aggressione militare statunitense, cosa che a sua volta esigeva da parte russa un immediato intervento al fine di evitarla e allo stesso tempo prestare aiuto alla potenziale vittima.

Secondo il sito "Eurasia Daily Monitor" inoltre, la fantomatica operazione "Morso" ha permesso di modificare con successo il corso politico intrapreso da Mosca nei confronti di Teheran. A questo proposito il viceministro degli Esteri russo Denisov ha recentemente annunciato che le divergenze sorte tra i due Paesi in merito alla centrale di Bushehr potranno presto venir superate. Entrambe le parti, secondo quanto dichiarato dall'alto funzionario russo, sono interessate nella conclusione dei lavori ed il combustibile nucleare verra' fornito all'Iran dopo che saranno stati risolti tutti i problemi, a sei mesi dalla messa in moto del reattore.

Come dichiarato dagli stessi analitici russi, l'aumento dei prezzi del greggio comporta una notevole influenza sull'economia russa e, considerando le particolarita' delle imposizioni fiscali, la maggior parte degli introiti ricavati dagli alti prezzi del greggio non va a finire nelle tasche dei produttori, bensi' del governo russo. Infatti, per cio' che riguarda l'esportazione di petrolio il cui prezzo superi i 25 dollari al barile, le aziende petrolifere russe pagano ben il 90% di tasse. "Per ogni aumento del prezzo del greggio pari ad un solo dollaro, lo stato guadagana 1,8 miliardi di dollari", ha dichiarato a proposito l'economista della compagnia "Troika Dialog" Anton Strucenevskij.

E nel caso in cui i prezzi del greggio si manterranno sull'attuale livello, nel corso del 2007 essi potranno venire ulteriormente ritoccati. "Nel caso in cui i prezzi del greggio si manterranno come minimo per i prossimi due mesi in un diapason tra i 65 ed i 70 dollari a barile, per il restante periodo del 2007 aumenteremo di un cinque per cento il prezzo medio del greggio. Inoltre verranno altresi' aumentati del 2-3% i valori delle azioni delle compagnie russe nel settore petrolifero", ha affermato l'analitico della compagnia petrolifera "Uralsib" Aleksej Kormshikov.

Questo si' che e' un "morso"!

| Ancora
5530