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Libano, partiti i primi soldati italiani

30.08.2006
 
Libano, partiti i primi soldati italiani

Sono salpate il 29 agosto da Brindisi le cinque navi della Marina Militare che danno ufficialmente il via alla missione italiana nel sud del Libano, nell’ambito della forza Onu. Le unità navali hanno preso il largo dopo la cerimonia di saluto sulla portaerei «Garibaldi», alla presenza del ministro della Difesa, Arturo Parisi, e del capo di Stato Maggiore della Difesa, ammiraglio Giampaolo Di Paola. Questa è «una missione delicata, di enorme portata storica», ha detto il premier Romano Prodi ai militari italiani schierati sul ponte della Garibaldi.

Il premier ha sottolineato «la profonda coesione del Paese, senza differenze tra maggioranza e opposizione» all'operazione dei caschi blu e ha definito «scrupolose, robuste, inequivocabili» le modalità di intervento stabilite dall’Onu.

Sul ponte della nave anche il generale Fabrizio Castagnetti, destinato alla neocostituita cellula strategica (Coi - Comando operativo di vertice interforze) presso il Dipartimento del peacekeeping dell'Onu, che dovrà sovrintendere alla nuova missione. Lo stesso Castagnetti ha definito “chiare” le regole di ingaggio stabilite dall'Onu e ha spiegato che i compiti della missione italiana sono principalmente due: assistere le forze armate libanesi e impedire che ci siano azioni ostili.

L'alto ufficiale ha fatto anche un esempio pratico: se una pattuglia italiana dovesse intercettare un camion di Hezbollah, carico di armi, potrebbe fermarlo ma per disarmare i miliziani dovrebbe chiamare i militari delle forze armate libanesi, preposti al disarmo degli uomini del Partito di Dio.

Oltre alla «Garibaldi», dalla quale, in un primo momento, verranno esercitate le funzioni di comando e controllo, sono salpate da Brindisi altre quattro navi: la corvetta «Fenice» e le unità da sbarco «San Giorgio», «San Giusto» e «San Marco». Quest'ultime tre sono unità da trasporto da cui sbarcheranno gli uomini e i mezzi del contingente terrestre: venerdì sbarcheranno a Tiro i primi 980 soldati italiani mentre altri 1496 resteranno sulle 5 navi (la maggior parte, 800, sull'ammiraglia «Garibaldi», 600 sulle tre navi da sbarco e 116 sul pattugliatore). E' la «early entry force», forza di intervento rapida. Poi da novembre scatta la seconda fase con altri 1450 soldati a terra. A regime dunque il contingente italiano sarà di circa 2.500 unità, quasi interamente a terra.

A bordo della «San Marco» una compagnia di 120 Lagunari, oltre ai mezzi anfibi da sbarco Aav7 dello stesso reggimento «Serenissima». Imbarcati pure i genieri del 3° Genio Guastatori di Udine, che avranno tra i loro compiti quelli di ricerca e bonifica di ordigni esplosivi, la ricostruzione delle vie di comunicazione (con l'impiego di carri gittaponte) e, soprattutto, l'approntamento in brevissimo tempo di accampamenti per i militari. Sulle altre due navi - «San Giorgio» e «San Giusto» si trovano invece gli uomini del reggimento «San Marco»: si tratta dei fucilieri di Marina che, con i lagunari, costituiscono la neo costituita Forza di proiezione dal mare. In questa fase saranno coadiuvati, oltre che dai genieri, da militari di diverse aliquote specialistiche: logistica, trasmissioni, Nbc. Del contingente faranno parte anche carabinieri con compiti di polizia militare.

Il decreto varato il 28 agosto dal consiglio dei ministri prevede uno stanziamento fino al 31 dicembre 2006 per circa 186,8 milioni e l'impiego di 2.496 militari (1.000 a terra, gli altri impegnati sulle cinque navi utilizzate). Il costo complessivo è di 220 milioni di euro, 186 dei quali per il contingente militare e 30 milioni per la cooperazione allo sviluppo (aiuti per la ricostruzione).  Alla missione in Libano verrà applicato il Codice penale militare di pace.

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