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Italia

Cinesi come formiche

17.04.2007
 

La zona di via Paolo Sarpi, a Milano, dieci anni fa era il quartiere delle botteghe artigianali: panetterie, salumifici, latterie, ma anche calzolai, sarti, maestri orologiai

Dopo gli scontri a Milano degli ultimi giorni, che hanno visto protagonisti centinaia di cinesi contro (troppo) pochi poliziotti, una riflessione è d'obbligo. Ma per comprendere bene la questione, dobbiamo fare un passo indietro.

La zona di via Paolo Sarpi, a Milano, dieci anni fa era il quartiere delle botteghe artigianali: panetterie, salumifici, latterie, ma anche calzolai, sarti, maestri orologiai....
Era uno dei migliori quartieri del capoluogo lombardo: lì gli appartamenti costavano, e come. La gente scendeva in strada e senza dover prendere la macchina faceva la spesa, comprava il giornale, beveva il caffè con degli amici. Un quartiere tranquillo, come ve n'erano molti altri a Milano.

Sono passati dieci anni, e tutto è cambiato. I cinesi hanno incominciato ad entrare in Italia, ad impadronirsi mattone per mattone dei negozi, degli edifici, delle strade; compravano con grandi quantità di soldi in contanti, "disposti anche a pagare più del valore di mercato", secondo un'inchiesta del tg1.

Certamente, noi che siamo per il libero mercato, non possiamo cambiare idea quando gli affari li fanno gli altri, anche se il nostro modo di intendere il liberismo non è proprio così rampante, per non dire aggressivo. Tremonti ci aveva avvertito, sin dai primi segnali: ma evidentemente ingenue convinzioni che hanno a che fare con i concetti di accoglienza e di tolleranza, hanno impedito di affrontare la questione razionalmente e hanno prodotto il cedimento e gradualmente la resa.

E poi, come di dice, pecunia non olet, e già me li immagino i poveri e stanchi artigiani strabuzzare gli occhi davanti a denaro contante, davanti borse piene di soldi: cinesi che venivano da lontano, che pagavano molto di più di quanto non pagassero gli stessi italiani. La scelta non sarebbe stata difficile per nessun commerciante o piccolo imprenditore: vendo. E adesso, a Milano, è spuntata una nuova chinatown, con tutti i casini annessi e connessi.

I cinesi imparino a fare buon uso della libertà che il nostro Paese regala a tutti; cerchino di integrarsi, pur mantenendo le loro tradizioni più condivisibili e civili; non facciano l'errore contrario di vederci sempre ostili e sprezzanti, perchè non è vero: è vero però che non ci piace essere prevaricati e fare da polli in una partita truccata.

di Ricky Filosa

tratto da www.italiachiamaitalia.it

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