Pravda.ru

Italia

Le prospettive della diplomazia italiana al G8

13.07.2006
 
Le prospettive della diplomazia italiana al G8

Ȓ una partita cruciale per la diplomazia italiana quella che Romano Prodi giocherà al G8 di San Pietroburgo. Il presidente del Consiglio si troverà infatti dinnanzi a scelte che avranno conseguenze fondamentali per la collocazione internazionale del nostro Paese e per la sua economia. La questione del nucleare iraniano, che dovrebbe tenere banco al vertice, tocca infatti sia la sfera politica che quella economica, passando per i rapporti Italia-Stati Uniti - al momento in fase di incertezza - e per quelli tra Roma e le più importanti capitali europee.

Seppure gli americani fino a un mese fa favorivano un più diretto ruolo dell'Italia nelle trattative sull'Iran, la recente luna di miele tra Roma e Teheran - amplificata dall'intervista di Ali Larijani, che ieri parlava di un'Italia utile a bilanciare la posizione britannica - ha rimescolato un po' le carte. Washington, infatti, comincia a temere che l'ingresso dell'Italia nel gruppo negoziale finisca per favorire la tattica dilatoria del regime degli ayatollah. Anche per smentire questa percezione il ministro degli Esteri Massimo D'Alema ha ieri ribadito a Larijani la necessità che l'Iran accetti il pacchetto di proposte presentato da Javier Solana il 6 giugno scorso. Molti osservatori ritengono che l'Iran alla fine darà luce verde alle proposte, magari con qualche modifica, ma certo non prima del vertice degli otto grandi.

Meglio giocare di rimessa, si sostiene a Teheran, e aspettare che sia il G8 - dove l'Iran può contare su qualche alleato - ad esporsi per primo. I segni di una certa disponibilità da parte iraniana tuttavia ci sono. Primo fra tutti il grande programma di liberalizzazioni voluto dall'establishment governativo e avallato dall'ayatollah Ali Khamenei, che - pur tenendo ferma la proprietà statale delle risorse energetiche - sembra diretto a indirizzare il paese verso il Wto, come proposto da Solana. Il problema naturalmente è quando e fino a che punto l'Iran accetterà queste proposte. E se l'Italia favorisca o meno sul piano tattico-strategico l'azione dell'Occidente.

È quanto si sta cercando di appurare a Washington, dove continuano a tenere il nostro governo sotto osservazione. Il comportamento del Guardasigilli Clemente Mastella sul caso Abu Omar e l'esito del confronto all'interno della coalizione di governo sulla missione in Afghanistan costituiranno un banco di prova importante. Assieme a ciò che succederà con la missione in Iraq: George W. Bush, nell'intervista di oggi al Sole 24ore, ipotizza nuovamente programmi di addestramento attraverso la Nato e aiuti per la ricostruzione che la sinistra radicale potrebbe non apprezzare. Queste vicende non avranno comunque un esito definitivo prima dell'appuntamento di San Pietroburgo e ciò potrebbe consentire alla nostra diplomazia di giocare su più tavoli per raggiungere i propri obiettivi. In cambio di una posizione più rigida sull'Iran, Prodi potrebbe puntare a spuntare qualche posizione di rilievo nell'ambito della “riforma della politica energetica” che vorrebbe avviare Bush. Ma proficui accordi energetici potrebbero essere condotti anche con la Russia, che sull'Iran e l'Iraq ha una posizione opposta. Un primo risultato, in ogni caso, è che l'ingresso dell'Italia nella squadra negoziale che si occupa del nucleare iraniano è entrata nel dibattito politico.

A spingere verso questa soluzione è soprattutto lo stesso Iran, che secondo chi non ci vede di buon occhio punta a inserire nella catena il classico “anello debole”. L'occasione, però, non è da poco: un riavvicinamento di Teheran alla comunità internazionale tramite l'accettazione del “pacchetto Solana”, consentirebbe alla Repubblica islamica di giocare un ruolo più decisivo sulle altre questioni del Medio Oriente: l'Iraq, il conflitto israelo-palestinese, l'Afghanistan, il Libano. Tutte questioni storicamente sensibili per la nostra diplomazia e su cui l'Italia potrebbe - proprio per mezzo di una sorta di legittimazione reciproca con Teheran - acquisire importanza.

Questo quadro, tuttavia, potrà realizzarsi solo dopo un deciso revirement del regime persiano sullo sviluppo del proprio programma nucleare. E comunque potrebbe essere vanificato dall'ostracismo statunitense qualora Roma non risultasse più affidabile agli occhi di Washington. Non a caso, dato che il governo non sembra intenzionato a rafforzare il contingente in Afghanistan, corre voce in ambienti Nato che l'Italia possa essere sostituita dalla Spagna alla guida della regione ovest. Ad essere decisiva per l'avvenire diplomatico del nostro paese sarà dunque la capacità di rassicurare gli Stati Uniti senza trascurare l'opportunità offerta dal dialogo con Teheran. Un'impresa per cui, sperano a Palazzo Chigi, Russia, Francia e Germania potrebbero offrire una sponda importante.

| Ancora
5261