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Italia

La Lombardia risparmiosa

08.06.2006
 

È la Lombardia la regione più “risparmiosa” nel campo della spesa pubblica, con un valore medio di soli 1.881 euro per abitante, l'unica in Italia a non superare i duemila euro per abitante. Sul secondo gradino del podio nella classifica nazionale si piazza la Puglia (2.086 euro), mentre la medaglia di bronzo spetta alla Toscana con 2.172 euro per abitante. Una graduatoria, dunque, piuttosto composita che vede ai primi tre posti tre regioni completamente diverse e in tre differenti aree geografiche.

È quanto emerge da un'indagine elaborata dal Centro Studi Sintesi sulla base dei dati Issirfa-Cnr e Istat che ha analizzato non solo l'ammontare e l'evoluzione delle spese regionali, ma anche la loro composizione per funzione. Dallo studio emerge un altro dato molto interessante: le regioni a statuto speciale spendono quasi il doppio di quelle a statuto ordinario. Il Nord-Ovest meno del Nord-Est e il Centro meno del Sud e delle isole. Ma partiamo dall'inizio: è la Lombardia, dunque, la regione a spendere meno per i servizi ai propri abitanti: solo 1.881 euro contro gli 11.770 della Val d'Aosta, e in attesa della devolution le regioni aumentano la spesa.

Gli stanziamenti regionali tra il 2000 e il 2004 sono aumentati di oltre il 40 per cento, con crescite più consistenti nelle Regioni a Statuto speciale (+48,6 per cento) e nel Sud della Penisola (+46 per cento). La spesa media complessiva delle regioni risulta in crescita negli ultimi anni, passando dai 2.070 euro per abitante nel 2000 ai 2.906 euro nel 2004. Bisogna però evidenziare che, nell'ultimo anno, il trend si è rivelato in discesa, poiché nel 2003 le uscite erano pari a 2.978 euro procapite. Notevoli sono le differenze degli importi medi, non solo per quanto riguarda le varie aree del Paese ma, in particolare, come si diceva poc'anzi, tra regioni a statuto ordinario e a statuto speciale. Per queste ultime (Valle d'Aosta, province autonome di Trento e di Bolzano, Friuli-Venezia Giulia, Sicilia e Sardegna) la spesa media per abitante nel 2004 raggiungeva i 4.866 euro, quasi il doppio delle uscite relative alle regioni ordinarie.

Tuttavia, nella lettura del dato, bisogna ricordare che le regioni a statuto speciale dispongono di maggiori potestà legislative e di ulteriori ambiti di amministrazioni garantite dalla Costituzione, in ragione delle specificità territoriali, linguistiche e storiche di queste zone. Ed è proprio una regione a statuto speciale, la Valle d'Aosta, a evidenziare la maggiore propensione alla spesa (oltre 11.700 euro per abitante), seguita dalle province autonome di Bolzano (9.438 euro) e Trento (7.681 euro); la Lombardia, invece, è l'unica regione a non superare il tetto dei 2.000 euro di spesa procapite, anche se su questo dato influiscono i benefici delle economie di scala legate alla dimensione demografica dell'ente lombardo. Sempre per quanto riguarda la regione Lombardia, la spesa pubblica ha subito una progressione constante nel lasso di tempo esaminato (esattamente come accaduto nel resto d'Italia), pur con incrementi percentualmente contenuti, passando dai 1.465 euro per abitante del 2000 ai 2.208 del 2004. Un valore, comunque, piuttosto buono, che si attesta anche sotto la media nazionale, che nel 2004 è stata pari a 2.906 euro per abitante.

A livello nazionale, dunque, la spesa media regionale per abitante nel 2004 è stata di quasi tremila euro. Poco più di duemila nel 2000. Una cifra imponente, cresciuta di anno in anno con un certo impatto nel sostenere le economie locali, come dimostra il valore del rapporto tra spesa e Pil locale. Anche in questo caso emergono, addirittura in modo più marcato, le diversità tra le varie aree del Paese. Nel 2004 la spesa delle regioni a statuto speciale ha rappresentato circa il 25 per cento del Pil locale, una percentuale di ben 2,5 volte superiore alla quota di Pil impegnata dalle regioni a statuto ordinario. I valori del rapporto spesa/Pil raggiungono il picco in Valle d'Aosta, regione in cui le uscite nel 2004 sfioravano il 40 per cento della ricchezza locale.

Le prime posizioni sono occupate da istituzioni a statuto speciale, tra le quali, però, s'inserisce la Basilicata, con un rapporto pari al 31 per cento. Fa eccezione il Friuli-Venezia Giulia, regione che ha realizzato una spesa pari al 14,8 per cento del Pil, sostanzialmente in linea con la media nazionale. Dal lato opposto, la spesa regionale appare sostenibile soprattutto in regioni come Lombardia, Piemonte e Toscana, aree che fanno valere sia l'elevata dimensione del Pil locale sia, verosimilmente, l'efficienza della gestione finanziaria. I settori: la sanità rappresenta la materia che assorbe la maggiore quantità di risorse (oltre il 50 per cento a livello nazionale), anche se con un impatto differente tra Regioni ordinarie (circa 58 per cento) e speciali (circa 30 per cento); ciononostante, gli importi per abitante risultano sostanzialmente simili, circa 1.480 euro. La sanità costituisce attualmente la prima voce di spesa nei bilanci di quasi tutte le regioni, ad eccezione di Valle d'Aosta e Bolzano, dove prevalgono gli oneri della gestione amministrativa generale. Le spese sanitarie assorbono percentuali di risorse regionali che variano da un minimo del 16,3 per cento in Valle d'Aosta ad un massimo del 73,6 per cento in Lombardia. Oltre al primato della sanità, si osserva la relativa priorità di funzioni come trasporti (6,7 per cento) e amministrazione generale (5,7 per cento).

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