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Italia

Il turismo: fattore di sviluppo dell’economia italiana

03.06.2006
 

L'Italia possiede dei patrimoni fondamentali, universalmente riconosciuti, quali quello climatico/ paesaggistico e quello artistico/culturale; ma anche un sistema di imprenditorialità diffusa con alta cultura del prodotto, e un sistema diffuso di società del no-profit e cultura della solidarietà. Non può perciò esserci un piano strategico di sviluppo dell'economia del Paese che non faccia leva su qualcuno di questi patrimoni.

L'industria del turismo si sviluppa sui primi tre punti citati. E, anche per questo, risulta strategico: può costituire un elemento di traino o di stabilizzazione per l'intera economia nazionale, può contribuire fortemente all'occupazione, soprattutto giovanile, può concorrere al rilancio di determinate aree territoriali (il Mezzogiorno, i centri minori, i piccoli comuni).

Per cogliere queste opportunità, però, occorre possedere una serie di prerequisiti di base, e attivare un percorso di sviluppo che veda la valorizzazione delle risorse orientata al mercato e alla qualità, in una logica di sostenibilità complessiva. In poche parole, l'Italia deve far crescere la sua "attrattività".

L'Italia, però, sconta alcuni ritardi. Anzitutto infrastrutturali, in quanto la rete costituita da porti, aeroporti, collegamenti stradali e ferroviari, non è sempre di qualità, capillarità e dimensionalmente adeguata ai flussi.

Per quanto riguarda la struttura imprenditoriale del settore turistico, si segnala la fortissima frammentazione del sistema di offerta, formato da imprese familiari di dimensioni ridotte (l'albergo italiano medio non raggiunge le 30 camere), capitalizzazione limitata e conseguente limitata capacità di investimento in innovazione e qualità. Senza dimenticare che la modifica dell'art. 5 della Costituzione che ha portato, fra l'altro, la responsabilità dello sviluppo del "turismo" alle Regioni, non facilita interventi del Governo in materia.

Alla luce dello scenario delineato, l'Italia ha l'obbligo di recuperare questa condizione di svantaggio competitivo, e a tal fine sono necessari significativi e tempestivi cambiamenti nelle politiche pubbliche (ai vari livelli territoriali) per modificare le condizioni competitive, coinvolgere il settore privato, accrescere il livello di attrattività degli IDE e conseguentemente la competitività del Sistema Italia. Le unità territoriali destinate ad emergere nel futuro sono quindi quelle che sapranno conciliare la ricezione delle esigenze del territorio con la creazione di una visione autenticamente strategica.

C'è quindi molto, moltissimo da fare. È necessario ed urgente un progetto di sviluppo efficace ed unitario per l'Italia, con la mobilitazione e la solidarietà di tutte le parti del Paese (Governo, Imprese, sindacati, privati cittadini). Occorre un progetto fondato su diagnosi condivise, su obiettivi/programmi concertanti e, soprattutto, sulla piena autoresponsabilizzazione individuale. Un progetto che affermi uno "zoccolo comune" rappresentato da valori inequivocabilmente esplicitati in via preventiva e condivisi a livello nazionale. Un progetto che al contempo tuteli in modo incisivo l'immagine e la reputazione del Paese all'estero (e all'interno), volto a garantirne la rispettabilità. In conclusione, occorre rendere ricca l'Italia, non solo gli Italiani. La sfida consiste nella realizzazione di un cambiamento culturale di vasta portata, che richiede di agire in modo strutturale e non contingente. E, soprattutto, ci vuole intelligenza per comprendere, coraggio per affrontare i problemi, forza per agire.

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