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Cronaca e avvenimenti

Lo sgambetto a D'Alema

15.05.2006
 
Lo sgambetto a D'Alema

Si, è vero: un ex comunista è salito sul Colle più alto di Roma, ma c'è una parte dei suoi compagni di cordata che si lecca le ferite e si considera “tout-court” sconfitta. Dice Maria Pia Lorenzetti, presidente della regione umbra, dalemiana doc: “Mi spiegate perché dobbiamo essere sempre noi a prendercela in quel posto?”

Spieghiamo in due parole per i non addetti ai lavori: i dalemiani sono i fedelissimi del presidente Ds, il quale, da queste tornate, è uscito con le ossa rotte. Fuori da Montecitorio, fuori dal Quirinale. Una debacle. Per colpa di chi? Ufficialmente Massimo D'Alema, con grande generosità, ha voluto fare due passi indietro per il bene della coalizione di centro sinistra.

Ma al di là delle apparenze, c'è ben altro. Sullo scranno più alto di Montecitorio non si è seduto perché Fausto Bertinotti è stato chiaro quando si è trattato di decidere: “O io divento presidente della Camera, oppure non entro a far parte della maggioranza. Il mio sarà soltanto un appoggio esterno”. Al Quirinale, D'Alema ha dovuto dire di no perché era lo stesso Prodi a non volerlo. Il professore non aveva dimenticato lo sgambetto di Baffino quando era presidente del Consiglio.

Non appena il centro destra ha storto la bocca per la candidatura di D'Alema al futuro premier non gli è parso vero: “Bene, allora cambiamo cavallo”, ha detto ai suoi alleati confermando il detto popolare che la “vendetta è un piatto che si mangia freddo”. Lo si può comprendere Prodi: un conto è dirigere il governo avendo al Quirinale un uomo soft come Napoletano, un conto è tenere il timone quando è D'Alema ad essere sul Colle.

Ed ora che cosa succederà? I dalemiani sono inferociti, anzi “siamo degli sfessati”, tuona Roberto Barbieri, esponente della segreteria. Ci saranno conseguenze? D'Alema, all'apparenza, getta acqua sul fuoco delle polemiche, ma in verità siede sulla riva del fiume ed aspetta le prime mosse di Prodi. A cominciare dalla scelta dei ministri. Ne vedremo delle belle!

Bruno Tucci

Presidente Ordine dei Giornalisti Lazio

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